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Ne parliamo in maniera allargata , immaginando insieme una possibile continuazione del lavoro di COMMON ECOLOGIES
“Transforming agriculture vol II – southernational edition”
dalla prefazione all’edizione italiana di Officine Gramigna:
Abbiamo scelto di tradurre Transforming Agriculture and beyond per fissare nei
dibattiti locali qual è la differenza tra biologico e agroecologico, perché le reti
degli attivisti smettano di sembrare delle monocolture (che si impegnano e fos-
silizzano su un solo aspetto e non riescono a diventare sistemi complessi), per
opporci alla gentrificazione in atto nelle aree interne rurali, che spesso avviene
proprio per mezzo di quella middle class urbana, spesso spinta da una cultura
dell’imprenditoria “quattropuntozero”, che finisce col riprodurre una qualità dei
legami comunitari simile a quella metropolitana, trasformando l’esodo senza lot-
ta in un triste esilio, che riproduce solitudine e isolamento.
Trasformare l’agricoltura e oltre soddisfa la nostra ricerca di strumenti, ragiona-
menti, discorsi, linguaggi e vocabolari comuni, esempi concreti di pratiche agro-
ecologiche, che possono servire a decolonizzare la figura del contadino nell’im-
maginario meridionale, soprattutto nella narrazione di “sinistra” e nei progetti
istituzionali, che vogliono trasformare il ritorno alla terra in una frontiera di ac-
cumulazione per giovani imprenditori high-tech, smart e digitali, e che vuole
combattere la desertificazione climatica e culturale attraversando spazi socio-
culturali vuoti, accumulando fertilità e abbondanza, catturando e conservando
energia, creando ecosistemi, umani e no, complessi, forti, resistenti, felici

